il Capitano d'Armi

Omaggio al Duca, lunedi’ 9 aprile

Lunedì 9 aprile, alle 11:30 presso il cortile del Castello Estense, la Contrada e la Corte Ducale metteranno in scena l’Omaggio al Duca.

 

Sul Cammino tra Ferrara e Parigi

Sin dal 1300 il dominio estense, in via di affermazione ed espansione, vanta solidi rapporti col Regno di Francia. D’oltralpe si diffondono sul Po sempre più frequentemente le mode transalpine.

Sulle cause di ciò si potrebbe disquisire a lungo, trovando svariati motivi (politici, economici, culturali); ma l’esito non cambia: nel corso del XV secolo e nei primi decenni di quello successivo Ferrara sarà la “porta” francese sull’Italia.

Sul piano politico, in particolare, dal 1424 (mentre è in corso la Guerra dei Cent’Anni e sta per entrare in scena Giovanna d’Arco) vige un’alleanza fra i Marchesi (poi Duchi) d’Este e il Re  della casa di Valois; alleanza che verrà più volte rinnovata nel tempo, fino all’aiuto politico di Ercole I a Carlo VIII nella sua folle impresa napoletana, nonché all’appoggio militare diretto di Alfonso I ai guerrieri di Luigi XII.

Sulla ricaduta culturale di tale alleanza basti dire che il continuo passaggio di gente francese per Ferrara, i viaggi intrapresi al di là delle Alpi portano con sé, come conseguenza, un tipo di rapporti che va ben oltre l’ambito puramente politico, continuando quello scambio reciproco che per secoli ha accompagnato le relazione estensi con la Francia.

Si ospitano poeti e musicisti, si inizia a chiamare i nobili rampolli con nomi tratti dalle saghe arturiane e carolingie (Meliaduse, Leonello, Borso, Gurone, Ginevra, Isotta, Rinaldo…). Notabili ferraresi si recano a visitare la Francia (il Marchese Niccolò III nel 1414, Ferrante nel 1492, Alfonso nel 1504…), mentre ambasciatori francesi risiedono stabilmente a Ferrara.

Le persone di corte si vestono sempre più spesso «ad modum Franciae». Nel Gennaio del 1505, ai funerali di Ercole I d’Este «fu presente il signor duca Alfonso vestito a bruno con una veste alla francese di panno negro longa che li menava la coda, con le maniche larghe, con un capuzo su la spalla, accompagnato da dui ambasiatori del re di Franza» (fra cui Monsieur De La Palisse, rinomato cavaliere).

 

I Gigli

Il 1 gennaio 1431 il re di Francia Carlo VII concede al Marchese Niccolò III, di poter inserire nel primo e ultimo campo dell’arma estense, che prima raffigurava solamente l’aquila bianca, tre «Fleurs de Liz d’or en champ d’azur».

Il Fleur de lys, “lilium candidum” (comunemente detto Giglio) era il simbolo secolare della monarchia francese sin dai tempi leggendari di Clodoveo e poi agli albori della dinastia capetingia. I tre petali, nell’iconografia, sono il simbolo della fede, della saggezza e della cavalleria.

 

Come tradizione, la Contrada, al termine dell’esibizione, rientrerà nella propria Sede (Corso Biagio Rossetti, 5) per un pranzo conviviale, a modico costo, a cui sono invitati gli spettatori. Un’ottima occasione per conoscere il nostro bel Palio.